La Galleria degli Imbruttiti

Paese che vai, imbruttito che trovi.

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Ormai vivo a Milano da un po’ e ho imparato a riconoscere le persone normali dagli esaltati. Pare che il termine tecnico sia Imbruttito: ultimamente il milanese doc qua è diventato una specie di prototipo del perfetto cacacazzi 2.0, una cosa di cui pare sia lecito andare fieri tra i membri della categoria. Tra una risatina e una smorfia di sdegno mi chiedo ma c’era davvero bisogno di trasformarli in un gruppo a parte? Questi famosi Imbruttiti hanno davvero qualche caratteristica particolare che li distingue dalle masse, una sfumatura di folklore locale che li identifica in quanto popolo della metropoli…o forse è solo un nome più carino e social per un gruppo di stronzi? 

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Qualcuno potrebbe obbiettare. Donna del sud che punta il dito contro i civilizzati popoli nordici. Sarebbe facilissimo cadere nel pregiudizio. Invece no, sapete perché? Perché la comicità imbruttita non si regge sul sarcasmo, sulle battute banali, sui doppi sensi. Non c’è un livello di base comune in cui potersi incontrare per capirsi e apprezzare l’ironia. Il milanese, sostanzialmente, ti prende per il culo. Non fa altro. Tutto gira attorno alla condizione sociale di chi gli sta intorno, alle scarpe che indossa, ai locali che frequenta, alle contaminazioni dialettiche nella dizione che potrebbero smascherare anche un terrone ben integrato, alla quantità di gel nei capelli, alla presenza o meno di baffi negli uomini, alla quantità di capelli nelle donne. Il milanese deve prevalere, e per farlo non gli basta vivere in una città in cui si trova più facilmente lavoro e in cui i blogger fanno la vita da nababbi. Non gli basta aver accesso a tutti i vantaggi concessi a chi nasce nella città italiana più europea e tuttavia sfuggire all’incubo del pregiudizio. -Perché che cosa si potrebbe mai dire di negativo su un milanese? Che è uno stronzo. Questo è il picco più alto di pregiudizio a cui è soggetto. – All’imbruttito questi privilegi non bastano. Per prevalere usa l’ironia, e l’obbiettivo della sua ironia è smerdare te, ragazzo emigrato dalle isole, sposato e pieno di pensieri, con mani segnate e gentilezza senza prezzo. Te, ragazza che hai scritto addosso che sei del sud, che ti piacciono i carboidrati, che i capelli ricci ce li hai di natura, che hai la mamma lontana e non sai come stringere amicizia con queste regine dei ghiacci.

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Io agli Imbruttiti vorrei dire questo: ma perché vi sforzate di fare i simpatici, di crearvi un alter ego divertente, di classificare il vostro modo di essere come una serie di particolarità tipiche del vostro popolo? Voi non siete mai stati folkloristici, particolari, animati, colorati, pieni di sfaccettature. Voi non siete quelli che i turisti si ricordano come i tipici italiani. Come dicono gli inglesi, that is not your thing. Voi siete quelli con la cazzimma, quelli che hanno sempre una parola in più, quelli che devono passare per forza, che fanno a gara a chi è più stronzo perché essere stronzi is the new essere fighi. Perché essere stronzi is your thing. That’s it. Detto questo, tra i milanesi ci sono anche persone perbene e anche al sud ci sono gli stronzi. Infatti questo post non vuole essere un attacco al popolo milanese, ma un invito ad essere sé stessi senza sforzarsi di imitare quelli che la comicità ce l’hanno nel sangue.

Come questi tre tizi, che ci hanno fatto ridere fino alle lacrime pur essendo del nord, perché non sono mai caduti nel tranello di credersi superiori!-

Non fate come le showgirl col fisico da dee greche che per giustificare la loro innaturale bellezza si sentono in dovere di fare facce strane e battute senza senso. Voi siete quelli belli e potenti. Non vi sforzate di fare i simpatici, anche perché gli stronzi non sono una peculiarità lombarda. Stanno ovunque, dove ti giri ne trovi uno, sbarcano da tutti i pizzi, e non sono divertenti. Rompono solo le palle.

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Love

S.

 

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