La scoperta dell’America Capitolo 2

La scorsa estate ho scoperto l’America! Lo sapevate?

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Tornai da quel viaggio con una mole infinita di cose da dire e pochissimo tempo per farlo, così quando scrissi La mia Altrove vi promisi di raccontarvi tutto. Nel Capitolo 1 vi ho raccontato di New York, la pazza isola che sembra venuta fuori da un sogno molto disordinato. Appena si arriva non si sa da dove cominciare ad esplorare. Ma qual è il miglior modo di affrontare Manhattan? Lasciarsi trasportare dalla febbre del turista o cercare percorsi meno battuti? Scoprite come me la sono cavata in La scoperta dell’America Capitolo 1!

Oggi però lasciamoci alle spalle NYC e facciamo un salto di quasi cinquemila chilometri.. Benvenuti a San Francisco!!!

Capitolo 2: La città sulla baia

“Il più freddo inverno che ho vissuto è stato un’estate a San Francisco”. Mark Twain

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La chiamano Frisco Bay. Effettivamente ci fa parecchio frisco – scusate, scusate tanto-.  Brutte battute a parte, appena arrivati in città mi è venuto il torcicollo. Dall’inconcepibile caldo delle strade di Manhattan al freddo polare dell’aria condizionata dei negozi al freddo artico dell’aereo al freddo di merda di San Francisco. Un’escursione termica di ottocento gradi nel giro di qualche giorno. Ma se a NY si oscilla continuamente tra la Cambogia e l’arcipelago Gulag solo facendo dentro e fuori dai negozi, a San Francisco il freddo è costante, quindi nessun problema. Se, come me, ci andate per la prima volta ma, sicuri che non faccia poi così freddo, vi portate dietro solo magliettine di cotone non disperate! Potete sempre assalire un negozio di souvenir e stratificare tre o quattro felpe con lo stemma della città.

tumblr_o02vo5AekN1v34l14o1_400Come quasi ogni volta che si viaggia, il modo migliore per attraversare la città e vedere più cose possibili è girare a piedi, e San Francisco è la città ideale per tonificare i glutei. Il terreno infatti è così irregolare che una passeggiata diventa un giro sulle montagne russe, ma tutto questo sali e scendi ha delle conseguenze estremamente positive, tra cui delle chiappe di marmo.

Il kit di sopravvivenza del turista prevede

  • felpona con la scritta SAN FRANCISCO recuperata al Pier 39
  • scarpe da ginnastica
  • sciarpa

e ovviamente la carta di credito, che a San Francisco è fondamentale. Si perché se a New York ce la siamo cavata prelevando dagli ATM, nella Bay Area i nostri bancomat erano praticamente inutili. Questo piccolo dettaglio ci ha scaraventati un attimo nel panico quando il concierge dell’hotel ha preteso un deposito di trecento dollari. Dopo qualche sclero in inglese misto a bestemmie e un piantino di dieci secondi siamo riusciti ad entrare in camera e la seconda parte del viaggio è ufficialmente iniziata.

If you’re going to San Francisco be sure to wear some flowers in your hair

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Io, prima della scorsa estate, non sapevo niente di questa città. Mi hanno sempre affascinato le storie di orde di ragazzi che negli anni sessanta arrivavano da tutta l’America all’inno di Scott McKenzie, ma non riuscivo ad immaginare quanto tutto quel movimento di persone l’avesse influenzata. San Francisco pullula di culture diverse, ed è evidente fin dal primo giorno per chiunque. Le strade sono sempre affollate di gente da ogni parte del mondo e i quartieri, a volte così diversi tra loro, sono una testimonianza delle varie fasi che questa città ha attraversato.  Russian Hill e la sua tortuosa Lombard Street, il centro storico del Mission District, China Town, i colori delle case di Alamo Square. San Francisco non è New York, nel bene e nel male. La città è non è ingabbiata in uno stereotipo, è libera. Anche le attività commerciali rispecchiano in pieno quel connubio di diversità. A San Francisco si respira sempre aria di novità e cambiamento, è per questo che una delle mete principali dei turisti è il Fisherman’s Wharf.

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All across the nation such a strange vibration
People in motion
There’s a whole generation with a new explanation
People in motion 

 

Su e giù per i vari quartieri, poi una lunga camminata verso il Golden Gate Bridge, magari una gira ad Alcatraz o a Sausalito. Non vi è venuta fame? A San Francisco ho raggiunto il livello massimo di ingordigia, credo di non aver mai mangiato tanto. Su Geary St c’era uno dei diner più apprezzati della città, il Pinecrest Diner. Anche se bisognava fare la fila per entrare, cosa che di solito mi manda sui nervi, facevamo la migliore colazione del mondo. Chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ingozzata di frittata ai funghi alle nove del mattino!? Se passate di lì mangiatevi una Pinecrest omelette alla faccia mia!

A San Francisco ci si va per cambiare e imparare – e anche un po’ per ingrassare eheh – , ma sempre con un fiore tra i capelli!

Nel prossimo capitolo vi porterò al sole della Giamaica!

Stay tuned

S.

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