Le domande scomode

Il Papa ha definito l’ultimo attentato ad un parco giochi in Pakistan “vile e insensato” e ovviamente tutti i giornali hanno cavalcato l’onda di questa affermazione per colpire i cuori di chi ha paura degli enigmi irrisolvibili.  Insensato: ma quale senso bisogna cercare? Quale senso se non l’odio?

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Noi abbiamo fatto scuola in questo. Abbiamo odiato tanto, per tanto tempo, ne abbiamo fatto un’arma contro i diversi, contro coloro che non condividevano la nostra opinione, la nostra religione, il nostro credo politico. Abbiamo odiato chi voleva occupare la nostra terra, chi occupava terre che a noi facevano gola, chi si arricchiva con le ricchezze naturali che a noi avrebbero fatto comodo, chi usava l’immagine di un dio diverso per farsi spazio nel mondo, chi si rifiutava di obbedire. Abbiamo odiato chi aveva la pelle di un colore diverso, abbiamo odiato gli omosessuali, i bisessuali, gli eterosessuali tolleranti. Abbiamo odiato gli immigrati, gli emigrati, i disoccupati, i barboni, i camorristi, i benestanti, i fascisti, i comunisti, quelli che votano perché credono ancora nella politica e quelli che non votano perché non credono in niente. Noi, occidentali bianchi acculturati, noi che buttiamo gli avanzi, che scartiamo la frutta con i buchi, che temiamo le macchie del sole sulla pelle, noi che abbiamo paura della povertà, che associamo la pelle chiara alla raffinatezza, che togliamo la parola ai fratelli, sappiamo bene cosa vuol dire odiare a morte. Sappiamo quanto è infimo e terribile e forte e pericoloso il desiderio della morte di qualcuno, il desiderio di prevalere, di mettere all’angolo il debole, di vincere ad ogni costo. Nonostante questo abbiamo chiuso tutto nel doppio fondo del solito cassetto dei peccati e adesso fingiamo di non concepire la violenza, la cattiveria. Fingiamo di non poter credere che l’odio possa essere un motivo già abbastanza valido per uccidere. Io non voglio tollerare, non voglio capire, non voglio perdonare. Qualsiasi motivo ci sia dietro, il risultato non cambia: si semina morte. Non potrei mai essere tollerante. Ma quando ci stupiamo della loro aggressività, o dell’aggressività di qualsiasi altro popolo o gruppo, non posso fare a meno di pensare che forse, così come abbiamo monopolizzato il potere e la ricchezza, abbiamo anche creduto che la violenza fosse un diritto..e che quel diritto fosse solo nostro.

Perché ci riesce così difficile credere che qualcuno possa odiare proprio noi? Perché ci riesce così difficile ammetterlo? Perché sentiamo il bisogno di giustificare la violenza con un senso qualsiasi? Quale senso potrebbe mai essere adatto per giustificare l’uccisione di qualcuno? Perché ci rifiutiamo di risolvere l’enigma del terrore con la risposta più ovvia?

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