Messaggio ai piani alti.

Ci avevano detto di continuare con le nostre vite, ci avevano detto che il livello di sicurezza era salito a 4 su una scala totale di 6 punti, che non ci sarebbe stato bisogno di paralizzarci. Ma adesso è diventato così frequente sentire di nuovi attentati che ci si sta quasi facendo l’abitudine. Lo so, è terribile..ma ci si scherza su, si ironizza sull’eventuale difficoltà dei terroristi alle prese con il sistema di trasporto pubblico italiano. Nella vita, misteriosamente, ci si abitua a tutto. Oggi chiedo ai politici italiani ed europei: dobbiamo abituarci a questo? 

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Più che prendercela inutilmente con il nuovo male dell’umanità, anche detto Isis, dovremmo forse concentrare le nostre forze su una possibile soluzione al problema, ma il problema qual è? Il problema è che ci stiamo ritrovando a subire passivamente i colpi mortali di un nemico minaccioso e imponente da lontano e subdolo e invisibile da vicino. Il problema è che stavolta la minaccia non colpisce i governi, i cosiddetti piani alti..colpisce noi, gente come me, come voi che leggete, come i ragazzi del Bataclan, come i tifosi allo Stade du France, come i bagnanti delle spiagge tunisine, come i passeggeri dell’aeroporto e della metropolitana di Bruxelles. Il vero problema è che ci parlano di una sicurezza che non esiste. Guardando le immagini delle esplosioni di stamattina mi sono davvero resa conto della fragilità della nostra difesa, dell’inconsistenza di quelle procedure di salvataggio, del paradossale mucchio di persone riunite senza un ordine in quello che sembra il parcheggio dell’aeroporto. Dov’è il paradosso? Sta proprio in quel mucchio di persone, centinaia di passeggeri che poco prima camminavano ignari che tra loro ci fosse qualcuno pronto a farsi saltare in aria. Com’è possibile lasciare che centinaia di persone entrino ed escano da una struttura pubblica senza un minimo di controllo? Perché i metal detector vengono posizionati solo all’imbarco? Una bomba in un aeroporto è forse meno pericolosa di una bomba su un aereo? Miete forse meno vittime? E che senso ha riunire le stesse persone in un luogo definito “sicuro” senza averle controllate una ad una? Un altro pazzo potrebbe farsi esplodere con estrema facilità, qualcuno potrebbe mettersi a sparare, magari il tizio che è seduto vicino a noi e che sembra innocuo. Non metto in dubbio che le autorità belghe abbiano fatto tutto il possibile per arginare i danni: quello che dico è che abbiamo dei protocolli di sicurezza che non sono adatti al nemico che combattiamo! Questi metodi non hanno nessun valore, è come se non avessimo scudi, non avessimo armi con cui difenderci.

E adesso tocca a Renzi..

 

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi,

io sono il classico nessuno. Non ho un ruolo di rilievo nella società, non ho conoscenze illustri, non ho un’età che mi permette di far valere la mia opinione in una sala piena di persone. Ho venticinque anni e devo ancora imparare parecchio, su tutto. Ma viaggio spesso in treno e in aereo e uso moltissimo i mezzi pubblici delle due città più chiacchierate d’Italia: Roma e Milano. Come tanti altri pendolari in questo Paese, so bene quello che dico quando affermo che ci sembra di camminare su un campo minato. E’ vero, ci sono militari armati di mitra sparsi in ogni angolo e questo infonderà di sicuro una piccola dose di fiducia ai passanti. Ma ci sono delle evidenti faglie nel sistema di sicurezza che fanno davvero temere il peggio e a cui purtroppo siamo costretti ad abituarci, vista la necessità di tanti di noi di spostarsi. Scendiamo un po’ più nel dettaglio? Potremmo iniziare dalla stazione di Roma Termini, che fa spavento. Sono state installate delle postazioni di controllo all’accesso ai binari che altro non sono che delle porte attraverso cui bisogna passare mostrando il biglietto. Lei crede onestamente che questo possa fare anche solo la minima differenza al momento di un eventuale tentativo terroristico? Mesi fa un uomo si aggirava indisturbato in stazione portando con sé un fucile che poi si è scoperto essere un giocattolo. Quell’uomo ha avuto accesso ai binari, è salito su un treno diretto ad Anagni ed è stato fermato solo quando era già in viaggio. Capotreno e polizia hanno constatato la presenza del tappino rosso sulla canna della finta arma e hanno dunque rilasciato l’uomo, senza aver preso generalità, senza aver controllato i documenti. Niente. Io una volta ho dimenticato di obliterare il biglietto e mi hanno trattenuta per venti minuti in attesa di una multa o di una grazia. La stazione di Milano Centrale non è da meno: anche qui sono state installate queste postazioni di controllo e anche qui, di fatto, non avviene nessun controllo. Basta avere il biglietto e si può entrare tranquillamente. Nelle valigie potrebbe esserci qualsiasi cosa, così come negli zaini, nelle tasche, nelle scarpe. Per non parlare della mancanza di sicurezza nei vagoni. Salire su un vagone vuoto rientra ormai tra le cose più pericolose che si possano fare: non si contano più i casi di violenze, soprusi, rapine. Una notizia di un paio di giorni fa riporta l’aggressione ad una ragazza di poco più di vent’anni seduta in un vagone ancora vuoto, colpita alla testa con un martello da un romeno. Lei se la sentirebbe di salire tranquillamente sul treno? Di fare colazione al bar in stazione? Di prendere un normale aereo di linea per una destinazione europea? O anche solo di andare ad un concerto..

Che vogliamo fare? Stiamo per caso aspettando che capiti anche in casa nostra? Le scrivo oggi perché voglio invitarla ad ammettere chiaramente e pubblicamente che l’innalzamento delle misure di sicurezza di fatto consiste in un buco nell’acqua e che il miglior modo per sopperire alle mancanze dello Stato è limitarsi negli spostamenti. Ora abbiamo bisogno che qualcuno ci spieghi cosa fare..che qualcuno ci dica chiaro e tondo cosa funziona e cosa no. Sentirci rassicurare dai discorsi politici sul livello di allerta, sul dispiegamento delle forze, sull’aumento dei controlli, non ci fa sentire al sicuro. Ci fa sentire come delle formichine..puntate da una lente. 

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