Il gioco è bello quando dura poco

Un mucchio di cose fanno spavento a questo mondo: la morte, la solitudine, il “dobbiamo parlare”. Ma niente ci terrorizza quanto la felicità.

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Pensate sia una cosa ridicola? Sapete una cosa? Sono d’accordo. La vita è difficile, ragà. Passiamo giornate d’inferno, ognuno preso dai propri impegni e i propri fallimenti, collezioniamo momenti di tristezza e esperienze che ci tormenteranno per sempre o di cui non andiamo fieri. Ognuno deve fare i conti con relazioni in frantumi, parole inopportune, porte in faccia, notizie tragiche, capelli ingestibili, senso di inadeguatezza, rimpianti, addii, aspettative deluse. Pensateci un attimo..perdonatemi un breve momento emo ma per la maggior parte del tempo la vita non è poi così soddisfacente. Ecco perché si dice che i bei momenti bisogna goderseli. Perché sono più unici che rari, anche se valgono tutta l’attesa. Ma sarebbe troppo facile fermarsi a questa constatazione: la felicità è un miraggio! cogli l’attimo! L’abbiamo capito. Il fatto è che noi evitiamo sistematicamente quasi tutti i bei momenti che potrebbero capitarci. E con bei momenti intendo tutte quelle piccole/grandi occasioni per gioire di qualcosa, per abbracciarsi dopo un successo, per commuoversi, per essere romantici, per rendere speciale un attimo che non tornerà. Niente ci spaventa più dell’essere felici. Facciamo di tutto per non esserlo. “Non litighiamo quasi mai, sarà normale? qualcosa che non va, forse si è fatto l’amante”, “Facciamo troppo sesso, ormai mi annoia” “Non mi vuole=l0/la devo avere”, “Muore per me=è un accollo”. C’è qualcosa che vi suona familiare? Ce n’è una marea di frasi così, e le relazioni sentimentali sono campo fertile. “Non telefonagli troppo altrimenti passerà l’interesse!” “Non mostrarti troppo interessato altrimenti poi se la crede!” “Se vuoi farti sposare non gliela devi dare!” Ma quand’è che la smetteremo con questa storia? Siamo cresciuti con dei miti sentimentali irraggiungibili, in cui, dopo tutti questi giochetti autolesionisti, qualcosa arriva magicamente a scogliere l’intreccio, ognuno capisce ciò che vuole veramente e lo ottiene. [SPOILER ALERT] Pure Ross e Rachel ce l’hanno fatta. Ma se Friends fosse stato la realtà, Ross e Rachel si sarebbero mandati a quel paese e avrebbero continuato a tirarsi frecciatine per tutta la vita, magari incontrandosi nella sala d’aspetto di un dentista, ognuno con la propria famiglia. E se davvero fossero finiti insieme anche nella realtà, Jennifer Aniston non avrebbe avuto quella pelle così liscia, ma rughe profonde come solchi. Perché tutta questa faccenda dell’incoerenza, del tira e molla, del giocare a fare i difficili finisce per finirti. Potremmo andare avanti per ore a dire quanto sia bello soffrire per amore, quanto sia eccitante una relazione difficile, quanto è facile diventare dipendenti da quella sensazione di terrore che ti prende quando hai paura di perdere qualcuno a cui tieni e di quanto bla bla bla bla.. La banale, deprimente, oscenamente noiosa verità è che dopo un po’ vorresti solo startene tranquillo. Vorresti solo imparare a fare le cose che vuoi fare senza perdere altro tempo, senza giochetti idioti. Un po’ come si fa quando sei ubriaco, quando la voce pensiero è un po’ più alta del normale e fai solo ciò che ti va di fare, perché sei troppo sbronzo per avere paura di una cosa così definitiva come essere felici con qualcuno.

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5 comments

  1. Sarà che siamo stressati da mattina a sera…. sarà che sono diventati così pochi i momenti veramente “felici”… che il saperli riconoscere crea eguale allarmismo del tipo..”oddio, ma che mi sta succedendo…???…davvero oggi non ho problemi, discussioni, inciampi e sfigate varie…?? Davvero nessuno problema???” Oddio… ma sarò grave???
    Prima o poi arriveremo a questo!

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  2. esiste una vera e propria sindrome della paura di essere felici, è l’atavica incapacità di affrontare il benessere fisico e mentale, un concetto sintetizzabile nel classico: “come va?”, “tutto ok, a mille”, “e allora perché sei triste?”, “perché ho paura che finisca”. lnsicurezze e incertezze, dubbi e para di varia fatta, inducono l’essere umano a credere di non esser degno di vivere nelle lande della felicità, un ancorato senso di colpa difficilmente estirpabile, una sorta di penalizzante peccato originale.

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