La scoperta dell’acqua calda.

Ho appena finito di leggere un articolo che mi ha fatto capire quanto siamo banali. Intendo noi esseri umani, nella vita.

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Eccovi lo scoop: a quanto pare usiamo i social per apparire migliori di quanto in realtà siamo. Lo so, è una rivelazione scioccante. Il pezzo racconta la giornata tipo di una studentessa che, –comprensibilmente– distratta da Facebook, cede alla tentazione di ficcare il naso nella vita degli altri, ancora una volta, riemergendo dopo qualche ora con uno strano peso all’altezza del petto: la depressione. La tizia spiega che tutto questo loop di paranoia è figlio di un modo malato di utilizzare l’internet, il prodotto di un automatismo che ci porta a condividere solo ciò che è bello, nuovo, invidiabile e mai qualcosa che ci appartiene profondamente, allontanando così il concetto reale di condivisione che questi social dovrebbero alimentare. Tutto giusto e sacrosanto, eh. Diventiamo sempre meno individui e sempre più pubblicitari. Sembra che niente sia più importante dell’immagine da mantenere. Ci siamo fatti prendere la mano con questa storia di fare i vipsss. Però.

Però.. spendiamo tremila parole per scrivere il nostro disprezzo per i social e poi dimentichiamo come funziona la vita reale. Avete presente? Fuori dalla rete la vita è esattamente come nei social, solo che invece di postare le notizie ci si affida al passaparola, invece di scrivere status allusivi si lanciano frecciatine, al posto delle foto -al mare in montagna sulla Tour Eiffel  sull’Empire State Building in Egitto sui cammelli all’università con la coroncina d’alloro sulla testa o all’altare in abito da sposa- si ricorre alla sublime arte della conversazione, pensata e studiata per condurre il discorso là dove vuoi che vada: sulle occasioni di successo, sui colpi di fortuna, insomma su quello di cui si può parlare, perché il resto non si deve sapere. I panni sporchi si lavano in famiglia. O, parlando di social, nell’intimità del proprio PC. E’ così che stanno le cose, lo sappiamo tutti, scommetto che lo sa anche la tizia che ha scritto il pezzo, ma ci piace prenderci in giro, come al solito. Perciò continueremo a lanciarci in accorati appelli ad essere sé stessi, condivisi in tutto il mondo sulle pagine social di chi li userà per mostrarsi sensibile all’argomento e arricchire la sua immagine. Magari gli stessi tizi che ti urtano per strada, che scattano selfie sull’outifit del giorno o che aprono dibattiti in cui si giudicano a vicenda per la marca delle scarpe che indossano. Il tutto, ovviamente, sui social.

Siamo già passati di qui!

Looooooop!

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7 comments

  1. La cosa più triste di Facebook, per me, è che ci sia effettivamente una certa tendenza a voler essere qualcosa di “diverso” o di più netto, mentre in realtà magari siamo più sfumati, magari non meno interessanti di come ci dipingiamo, ma sicuramente meno “vendibili”. L’interiorità la posso esprimere e posso essere una bellissima persona, ma vuoi mettere far vedere quanto sono pheega in riva al mare nella mia ultima vacanza ecc. ecc. E forse quegli appelli a essere se stessi sono un modo come un altro per convincere e convincerci che siamo realmente quell’altra cosa che abbiamo creato…

    ps. blog molto carino, ti seguirò volentieri 😀

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    • Finiremo per assomigliare sempre di più all’immagine di noi stessi che tentiamo di costruire ogni giorno. Come chi, abituato a mentire, finisce per credere alle proprie bugie. Chissà che questo non sia un passaggio obbligato per diventare davvero migliori.. 🙂 Grazie per essere passata 🙂

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      • Accidenti… se ci pensi ricordarsi tutte le bugie che ci raccontano, o che ci raccontiamo… mantenere tutta questa sorta di impalcatura… è faticosissimo. E io sono estremamente pigra 😀 alla fine è quasi più comodo essere veramente noi stessi, ma smantellare il tutto non è proprio facilissimo. Speriamo che la tendenza si inverta, anche se non ci conto moltissimo. Vedremo come va. Buonanotte 🙂

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  2. Stavo per postare un accorato appello a chi scrive (per diletto o per professione) dove intendevo chiedere di evitare : le frasi ad effetto, i luoghi comuni, il proprio sentire interiore sparato su ciò che scrivono… 😀
    Poi mi sono detto ” ma così offendo 500 persone minimo “… Ma leggendo qui, credo che lo pubblicherò. Tenkiù

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  3. Siamo diventati agenzie di comunicazione di noi stessi. Un’opportunità da sfruttare senza dimenticarci chi siamo veramente e gli aspetti un po’ tristi della vita. Ma di questi ultimi meglio parlarne solo con i veri amici, live, o con l’analista. Questa è la regola.
    Simone

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